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IL CASTELLO  D'ARCANO

L' attuale castello, sito su di un poggio naturale posto a fianco del colle di Fratta, dominante tutta la spianata verso San Mauro e San Daniele, è circondato da due ordini di possenti mura merlate, con merli quadrati che testimoniano l' appartenenza degli Arcano ai Guelfi, cioè fedelissimi al Papa e al Patriarca. Per questa fedeltà gli Arcano furono nominati gonfalonieri porta stendardo e vessilliferi del Patriarca. Antistante l' ingresso del castello c' era il fossato con acqua, che veniva superato dal ponte levatoio che si collegava all' unico ingresso attraverso la torre portaia.


Il fossato era alimentato da una falda freatica dalla cui sorgente consentiva di alimentare anche il pozzo scavato nel cortile interno del castello di fronte al mastio, pozzo che garantiva di attingere l' acqua in caso di assedio del castello. La torre portaia, che si innalza una decina di metri, costituiva un sicuro baluardo difensivo: dall' interno della stessa si notano ancora le feritoie ai vari livelli dove esistono passi di gronda che si raggiungevano attraverso ballatoi e scale a pioli, sulla sommità i merli dietro ai quali si riparavano gli armigeri. Sul frontale esterno della torre portaia spiccano gli stemmi degli Arcano: scacchiera bianco e rossa, con tre cani neri e una semi aquila tratta dallo stemma del Patriarcato di Aquileia la cui aggiunta era stata autorizzata dal Patriarca per i servigi resi allo stesso.
Alla torre è collegata la prima cinta di mura merlate dell' altezza di circa 6 metri, della larghezza di circa 1 metro e all' interno rinforzate da un terrapieno per impedirne lo sfrondamento con travi usate come testa d' ariete. Buona parte della cinta muraria scorre lungo un pendio a precipizio dove le persone difficilmente si reggono in equilibrio. Alle mura è anche collegata la torre di guardia che costituiva un punto strategico di vedetta verso la piana del Corno, di Spilimbergo e San Daniele.
All' interno delle mura il primo cortile circonda il mastio il quale sorge su di un alto terrazzo circondato da un altro ordine di mura merlate. A ridosso del primo ordine di mura esistevano le abitazioni dei villici i quali costituivano la forza lavoro per la coltivazione delle campagne del feudo, e servivano a dare man forte agli armigeri in caso di assalti e assedi del maniero.
Nel primo cortile esiste anche la cappella gentilizia dedicata alla "Madonna della neve", titolo legato al fatto o leggenda che dice che sui colli di Arcano il 5 agosto del Tardo-Medioevo fosse caduta la neve; per questo la chiesetta è stata dedicata a "Santa Maria ad Nives". Sul tetto spicca un campanile a vela ed è stato più volte distrutto e rimaneggiato. All' interno si trova l' altare in marmo, proveniente dalla cappella gentilizia che gli Arcano possedevano nella residenza udinese, ai due lati le statue marmoree dei patriarchi Aquileiesi San Paolino e il Beato Bertrando, ai piedi dell' altare la tomba antica degli Arcano, e un pregevole battistero in pietra della cava romana di Aurisina, scolpito nel 1541 e personalizzato con lo stemma in bassorilievo degli Arcano.
Dal primo cortile parte la scalinata che, supertao un altro ordine di mura, porta la cortile interno di fronte al mastio. Anticamente, al piano terreno dello stesso, c' erano i magazzini, mentre la parte destinata ad abitazione esisteva al primo piano, alla quale si accedeva da ponente attraverso una porta dotata di una scala esterna retrattile. Nel '700 al pianterreno sono stati ricavati i vani destinati ad atrio, cucina, tinello e soggiorno. Dall' atrio si accede al tinello decorato con stucchi settecenteschi, dal cui vano si accede al soggiorno, con pavimento in terrazzo veneziano, e riccamente affrescato da Andrea Urbani: sulle pareti perimetrali sono raffigurati gruppi plastici con vasi, fregi e putti, con ampi paesaggi con scene bucoliche e di caccia.
Da una scala interna si accede al primo piano dove esistono le camere da letto intercomunicanti dalle quali si accede al salone delle feste, nella quale si trova un monumentale caminetto e gli stipiti delle porte in marmo; sulle pareti sono appese alcune tele con ritratti di personaggi di altezza naturale rappresentanti nobili della famiglia Arcano. Dalle finestre del salone verso nord-ovest si ammira uno splendido panorama dell' arco alpino e sullo sfondo il colle di san Daniele con al centro il campanile e il duomo.
Al fianco del mastio esisteva la torre centrale, che si dice sia stata mozzata dopo il dominio veneziano (1420) per diminuire il prestigio degli Arcano del quale godevano sotto il Patriarcato di Aquileia.
Nei secoli questo castello ha subito distruzioni, incendi e saccheggi. La più rovinosa che si ricordi è stata la cosiddetta rivolta "Dei contadini del giovedì Grasso" quando i villici di tutto il Friuli, capeggiati dai signori di Udine, i Savorgnan, misero a ferro e fuoco tutti i castelli, uccidendo e incendiando tutto ciò che esisteva sul loro passo, nel 1511.