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IL COMUNE E IL TERRITORIO

 

Rive d' Arcano fu eretto a Comune autonomo nel 1806, con la riforma amministrativa napoleonica; attualmente conta circa 2400 abitanti distribuiti nei centri abitati del capoluogo e nelle frazioni di: Rodeano Basso, Rodeano Alto, Rivotta, Pozzalis, Raucicco, Giavons, Arcano Superiore e Arcano Inferiore. La parte collinare del territorio è di una bellezza naturale incomparabile; dalla sommità del Col Roncon (240 m) si gode un doppio panorama: a sud la vista si spande su tutta la pianura friulana e nelle giornate più serene e limpide si intravedono i grattacieli di Lignano ed il mare, mentre a nord si ammira l' arco alpino dal Monte Nero, al Canin e fino al Monte Cavallo, tutta la piana di Majano e Osoppo e sullo sfondo il conoide di Gemona con il monte San Simeone, Cjampon e circostanti.
Il territorio del Comune di Rive d' Arcano si estende per quasi 2242 ha. nel cuore della regione friulana a Nord-Ovest di Udine, suddividendosi in due zone ben distinte. Il primo, formato da morbide colline con quota media di elevazione di 180 m.s.l.m., occupa un discreto lembo centrale della cerchia esterna dell' anfiteatro morenico del Tagliamento, un arco ininterrotto di rilievi che va da Ragogna a Qualso, culminando nei colli di Fagagna (266m) e Moruzzo (270 m): esso rappresenta la massima espansione e la manifestazione più interessante del glacialismo quaternario in Friuli, iniziato circa 150 mila anni fa quando per effetto del raffreddamento della temperatura tutti i corsi d' acqua che uscivano dalle Alpi si gelarono. Le morene sono infatti i resti del trasporto solido lasciato dallo scioglimento del ghiaccio "Tilli Aventino": il Tagliamento, il quale nel suo lento avanzare strappò dai monti e dal suolo, spingendo detto materiale verso la pianura che, dopo lo scioglimento, rimasero disegnate le colline e gli avvallamenti così come oggi si possono ammirare.
Il secondo comprende un' ampia zona piana pedemorenica che degrada regolarmente verso sud e si colloca nel tratto settentrionale della pianura alluvionale friulana.
Dopo lo scioglimento del ghiacciaio, a monte dell' anfiteatro morenico, si formò una specie di lago che, partendo dalle colline, arrivava fino alla piana di Osoppo ed era alimentato dal Tagliamento, il quale con il suo lento depositare delle ghiaie, coprì la piana fino a Majano e Farla, e alluvionando nei millenni, si aprì un varco fra le colline di San Daniele e il collo Baldoria (Arcano Superiore) passando per la stretta del "Pieli" (da Pelagus - piccolo mare) formando il "Tilli aventus minor", ramo minore del Tagliamento, il cui paleo alveo si può ben osservare da quell' ampia depressione che parte da Giavons, Rodeano, Coseano per giungere fino a Codroipo dove nuovamente si univa al ramo principale del fiume Tagliamento.
L' idrografia maggiore del territorio è rappresentata da due corsi d' acqua brevi, a regime temporaneo con funzione drenante e di deflusso delle acque di ruscellamento collinare. Dopo la modifica idrologica avvenuta in tutta questa plaga nel 1889, all' interno dell' anfiteatro morenico, ebbe origine un nuovo corso d' acqua, il Corno: esso è di natura torrentizia, nasce da una piccola palude nei pressi di Carvacco al limite dei comuni di Treppo Grande e Buja, e dopo Codroipo confluisce nello Stella e quindi al mare.
Alla fine del secolo scorso, nella tratta del Corno da Farla al nodo idraulico di San Mauro-Rive d' Arcano, nell' alveo del corno stesso, è stato incanalato il Ledra, canale artificiale realizzato per portare acqua nell' arida pianura del medio Friuli, recando notevoli benefici alle attività agricole e, prima
dell' acquedotto anche per gli usi domestici, servendo i centri abitati con cabalette che scorrevano lungo tutti i paesi della pianura centrale friulana, nonché lo sfruttamento dei salti per la produzione di energia elettrica e meccanica, nonché azionare mulini, trebbie e attività artigianali.
In questo contesto morfologico, costituito da colline rilievi e dolci pendii, in gran parte verdi prati stabili si alternano a boschetti spontanei ricchi di piante autoctone di alto fusto e ceduo, con molti esemplari di tiglio, quercia, rovere, castagno, frassino, acacia, ontano ecc., piante che fanno da cornice ad uno splendido scenario che invita alle passeggiate per goderne e scoprirne la bellezza.